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domenica 13 dicembre 2020

Bucoliche - Ecloga II (traduzione)

 


ECLOGA II



1. Il pastore Coridone ardeva d’amore per il bell’Alessi,

2. gioia del padrone, ma non aveva qualcosa da sperare (non aveva speranze).

3. A tal punto che veniva assiduamente tra i densi faggi, dalle ombrose cime.

4. Là da solo questi rozzi versi (carmi) sfogava

5. ai monti e alle foreste il suo amore infelice;


CORIDONE


6. 'Oh crudele Alessi, non hai nessuna cura per i miei canti?

7. Non hai nessuna compassione di me? Infine mi indurrai a morire?

8. ora anche gli animali (il bestiame) cercano le ombre e la frescura,

9. ora anche i roveti nascondono le verdi lucertole,

10. e Téstili per i mietitori spossati dal caldo rovente

11. pesta erbe odorose come il timo e l’aglio.

12. ma con me, mentre percorro le tue tracce, gli arbusti

13. risuonano sotto il sole ardente insieme alle roche cicale.

14. non fu abbastanza forse patire le funeste ire

15. e le superbe arroganze di Amarillide? Non fu forse abbastanza Menalca,

16. per quanto lui fosse scuro, per quanto tu fossi bianco di pelle?

17. Oh bel fanciullo, non dar troppo conto alla carnagione;

18. I bianchi ligustri cadono, I mirtilli neri si raccolgono.

19. Io sono disprezzato da te non ti chiedi chi io sia, Alessi,

20. quanta ricchezza di bestiame, quanta abbondanza di latte bianco.

21. Mille mie pecore pascolano sui monti siciliani;

22. Il latte fresco non mi manca né d’estate né d’inverno.

23. canto quelle cose che era solito, quando l’armento (mandria di bestiame grande) lo chiamava,

24. Anfione il tebano sull’Aracinto dell’Attica (montagna fra la Beozia e l’Attica).

25. Non sono tanto mostruoso; poco fa mi specchiai sulla riva,

26. stando calmo il mare e i venti. Io non avrò paura di Dafni

27. con te come giudice (anche se tu fossi il giudice), se mai l’immagine inganna.

28. Oh se solo ti piacesse abitare con me nelle misere campagne

29. e nelle umili capanne e se solo ti piacesse trafiggere i cervi

30. e spingere ai verdi pascoli i capretti del gregge!

31. Insieme a me nei boschi imiterei Pan cantando.

32. Pan per primo insegnò a unire un maggior numero di canne con la cera,

33. Pan si prende cura del gregge e dei loro guardiani;

34. non ti dispiacerebbe poggiare le tenere labbra la zampogna:

35. Aminta cosa non faceva per sapere queste medesime cose?

36. Io ho una zampogna composta di sette canne ineguali,

37. che un tempo mi diede in dono Dameta

38. e morendo mi disse: 'ora questa ha te come secondo (padrone)';

39. (così) disse Dameta, (così) provò invidia lo stolto Aminta.

40. in seguito due caprioliritrovati da me in una valle non sicura

41. ancora ora chiazzati sulle pelli di bianco,

42. due volte al giorno succhiano le mammelle della pecora; questi li riservo per te.

43. Téstile già da tempo mi prega per portarseli via;

44. e lo farà, dato che i miei doni non sono apprezzati da te.

45. Vieni qui, oh bel fanciullo, per te ecco le Ninfe

46. portano dei gigli in colmi canestri; per te la candida Naiade,

47. cogliendo le pallide viole e gli alti papaveri,

48. unisce il narciso e il fiore dell’aneto ben profumato;

49. poi intrecciandoli con la lavanda e altre erbe aromatiche

50. tinge i dolci mirtilli con la gialla calendula.

51. Coglierò io stesso mele bianche dalla fine peluria

52. castagne e noci, che la mia Amarillide amava;

53. aggiungerò in più grasse (piene) susineanche per questo frutto ci sarà onore

54. e coglierò voi, oh allori, e te, vicino mirto,

55. poiché così disposti mescolate soavi profumi.

56. Sei un villano (rozzo), Coridone; Alessi ha cura dei (tuoi) doni

57. né, se gareggiassi con dei regali, si concederebbe Iolla.

58. Ahimè, cosa ho desiderato misero me? (innamorato) ho lasciato andare sui fiori lo scirocco

59. e disperato ho lasciato andare i cinghiali nelle limpide fonti.

60. Da chi fuggi, da un folle? Anche (persino) gli dèi abitarono i boschi

61. e Paride il troiano. Pallade (Atena Minerva) abiti (pure) in quelle città che lei stessa ha fondato;

62. a noi piacciono sopra ogni cosa i boschi.

63. Come la feroce leonessa insegue il lupo, il lupo allo stesso modo insegue la capra,

64. la vispa capretta insegue il citiso in fiore,

65. così Coridone insegue te, oh Alessi; ognuno è schiavo della sua volontà.

66. Guarda, i giovenchi riportano gli aratri sospesi al giogo

67. e il sole calando raddoppia le ombre crescenti.

68. Tuttavia in me brucia l’amore; qual è dunque l’unità di misura che si avvicini all’amore?

69. Oh, Coridone, Coridone, che follia ti ha preso!

70. Semi-potata ti (resta) la vite sull’olmo frondoso.

71. piuttosto perché tu non ti sei adoperato in qualcosa di cui almeno c’è bisogno,

72. perché non ti prepari per intrecciare qualcosa con vimini e giunchi flessibili?

73. se costui si dà delle arie con te, troverai un altro Alessi.'

Bucoliche - Ecloga II (testo)

 

ECLOGA II



1. Formosum pastor Corydon ardebat Alexin,

2. delicias domini, nec quid speraret habebat.

3. tantum inter densas, umbrosa cacumina, fagos

4. adsidue veniebat. ibi haec incondita solus

5. montibus et silvis studio iactabat inani;


CORYDON


6. 'O crudelis Alexi, nihil mea carmina curas?

7. nil nostri miserere? mori me denique cogis?

8. nunc etiam pecudes umbras et frigora captant,

9. nunc virides etiam occultant spineta lacertos,

10. Thestylis et rapido fessis messoribus aestu

11. alia serpyllumque herbas contundit olentis.

12. at mecum raucis, tua dum vestigia lustro,

13. sole sub ardenti resonant arbusta cicadis.

14. nonne fuit satius tristis Amaryllidos iras

15. atque superba pati fastidia? nonne Menalcan,

16. quamvis ille niger, quamvis tu candidus esses?

17. o formose puer, nimium ne crede colori;

18. alba ligustra cadunt, vaccinia nigra leguntur.

19. Despectus tibi sum nec qui sim quaeris, Alexi,

20. quam dives pecoris, nivei quam lactis abundans.

21. mille meae Siculis errant in montibus agnae;

22. lac mihi non aestate novum, non frigore defit.

23. canto quae solitus, si quando armenta vocabat,

24. Amphion Dircaeus in Actaeo Aracyntho.

25. nec sum adeo informis; nuper me in litore vidi,

26. cum placidum ventis staret mare. non ego Daphnin

27. iudice te metuam, si numquam fallit imago.

28. O tantum libeat mecum tibi sordida rura

29. atque humilis habitare casas et figere cervos

30. haedorumque gregem viridi compellere hibisco!

31. mecum una in silvis imitabere Pana canendo.

32. Pan primum calamos cera coniungere pluris

33. instituit, Pan curat ovis oviumque magistros;

34. nec te paeniteat calamo trivisse labellum.

35. haec eadem ut sciret, quid non faciebat Amyntas?

36. est mihi disparibus septem compacta cicutis

37. fistula, Damoetas dono mihi quam dedit olim

38. et dixit moriens: 'te nunc habet ista secundum';

39. dixit Damoetas, invidit stultus Amyntas.

40. praeterea duo—nec tuta mihi valle reperti—

41. capreoli sparsis etiam nunc pellibus albo,

42. bina die siccant ovis ubera; quos tibi servo.

43. iam pridem a me illos abducere Thestylis orat;

44. et faciet, quoniam sordent tibi munera nostra.

45. Huc ades, o formose puer, tibi lilia plenis

46. ecce ferunt Nymphae calathis; tibi candida Nais,

47. pallentis violas et summa papavera carpens,

48. narcissum et florem iungit bene olentis anethi;

49. tum casia atque aliis intexens suavibus herbis

50. mollia luteola pingit vaccinia caltha.

51. ipse ego cana legam tenera lanugine mala

52. castaneasque nuces, mea quas Amaryllis amabat;

53. addam cerea pruna—honos erit huic quoque pomo—

54. et vos, o lauri, carpam et te, proxime myrte,

55. sic positae quoniam suavis miscetis odores.

56. Rusticus es, Corydon; nec munera curat Alexis

57. nec, si muneribus certes, concedat Iollas.

58. heu heu, quid volui misero mihi? floribus Austrum

59. perditus et liquidis inmissi fontibus apros.

60. Quem fugis, a, demens? habitarunt di quoque silvas

61. Dardaniusque Paris. Pallas quas condidit arces

62. ipsa colat; nobis placeant ante omnia silvae.

63. torva leaena lupum sequitur, lupus ipse capellam,

64. florentem cytisum sequitur lasciva capella,

65. te Corydon, o Alexi; trahit sua quemque voluptas.

66. Aspice, aratra iugo referunt suspensa iuvenci

67. et sol crescentis decedens duplicat umbras.

68. me tamen urit amor; quis enim modus adsit amori?

69. a, Corydon, Corydon, quae te dementia cepit!

70. semiputata tibi frondosa vitis in ulmo.

71. quin tu aliquid saltem potius, quorum indiget usus,

72. viminibus mollique paras detexere iunco?

73. invenies alium, si te hic fastidit, Alexin.'

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